DIGITAL SAFARI – Francesco Bruno
Polaroid dal mondo reale e virtuale

L’esistenza del gioco conferma senza tregua, e in senso superiore, il carattere sopralogico della nostra situazione nel cosmo. Gli animali sanno giocare, dunque sono già qualche cosa di più che meccanismi.
Noi giochiamo e sappiamo di giocare, dunque siamo qualche cosa di più che esseri puramente raziocinanti, perché il gioco è irrazionale.

Johan Huizinga

Grazie ad applicazioni di gaming, mondi fantastici irrompono e coesistono nella routine della nostra vita. Ad oggi possiamo dire che ognuno di noi ha avuto l’occasione di viaggiare in altri mondi, davanti ad uno schermo, immergendosi ed interagendo con degli universi paralleli come mai era stato possibile. Il viaggio continua ad esistere nella realtà ma, con la tecnologia, i confini fisici dell’esperienza reale vengono travalicati, ed il gaming è diventato un mezzo per appagare un desiderio di avventura e di fuoriuscita dall’ordinarietà.

L’intreccio fra mondo del gioco e mondo reale permette di guardarci intorno con occhi nuovi?
Francesco Bruno si pone questa domanda.

E se la fotografia è da sempre strumento per ritrarre il mondo fisico nelle sue varie forme, dal micro al macro, dalla quotidianità allo straordinario, dal dato al concetto, è dei nostri tempi l’esigenza di raccontare il mondo che ci circonda, non più limitato alla realtà fisica, ma interconnesso ad elementi digitali in modo sempre più profondo. è da queste riflessioni che è nata la necessità dell’artista di voler rappresentare il primo safari digitale. Il safari del XXI secolo.

Digital Safari è il titolo di un corpo di lavoro sconfinato, dove Francesco Bruno cattura, indaga, sceglie, si sofferma su delle realtà virtuali che si manifestano nell’esistenza fisica, rendendole tangibili attraverso il mezzo fotografico che dal digitale arriva all’analogico in un passaggio inverso. Nessun collage, nessun ritocco in post-produzione, tutto il processo avviene nel mondo fisico, mettendoci di fronte ad uno scenario dove i confini tra reale e digitale sono sempre più fluidi.

Ho voluto ritrarre la realtà virtuale che in un attimo appare nel reale con l’istantaneità analogica di Polaroid. Raccontando quello che ho vissuto andando a caccia per anni, ricercando gli habitat naturali di queste creature digitali.

Un processo apparentemente immediato che in realtà nasconde le fatiche di un’impresa inedita, dove un’ossessiva ricerca estetica della posa perfetta afferma l’esistenza di un mondo forse solo apparentemente parallelo.

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